Un contenuto via email, un altro sui social. Due strumenti, due pubblici, due modi di comunicare. Eppure, spesso si parla della stessa cosa, senza che nessuno tenga il filo. Integrare DEM e social media serve proprio a questo: costruire un sistema in cui ogni messaggio ha una direzione, un senso, un ruolo preciso.
Ci sono ancora aziende convinte che la newsletter e il post su Facebook vivano in due universi separati. Da una parte, la comunicazione diretta, fatta di liste email da coltivare. Dall’altra, il flusso incessante dei social, da presidiare con ritmo e inventiva.
Eppure, l’utente che legge una DEM al mattino è spesso lo stesso che scorre LinkedIn durante la pausa pranzo. È lì che si gioca tutto: nella capacità di cucire assieme i pezzi, senza forzare, senza ripetere, senza sbagliare tono.
Mettere in comunicazione DEM e social non significa confondere i linguaggi, ma riconoscere che ogni strumento ha senso solo se inserito in una struttura più ampia, più consapevole, più lucida. E la strategia multicanale non nasce da una dichiarazione d’intenti, ma da scelte operative molto precise.
Un’identità editoriale riconoscibile su ogni canale
Il primo errore, spesso, è quello di trattare i canali come contenitori. Email, post, stories, articoli: tutto messo in fila, tutto caricato con lo stesso messaggio, come se bastasse premere invio per raggiungere il pubblico.
Funziona esattamente al contrario. Ogni contenuto va pensato a partire dal contesto in cui verrà letto. Un’email può permettersi una certa profondità, un tono più riflessivo, un uso calibrato dei link. Un contenuto social, invece, ha bisogno di essere diretto, preciso, più visivo.
Eppure, devono appartenere alla stessa grammatica. Lo stesso lessico, lo stesso ritmo, la stessa visione. L’utente non vuole sentirsi spaesato. Se ti incontra via DEM e poi ti ritrova su Instagram o su X, deve riconoscerti.
Per riuscirci, serve una direzione editoriale chiara. Non rigida, non impersonale. Ma salda. Che tenga conto delle sfumature e mantenga l’equilibrio tra i contenuti informativi e quelli pensati per attivare una risposta.
Dal contenuto al percorso: perché le informazioni devono muoversi
La DEM può essere l’inizio di un movimento. Una mail ben scritta non si esaurisce nel clic: deve portare altrove, verso una risorsa utile, un approfondimento, una conversazione. I social, allo stesso modo, possono diventare il punto d’ingresso verso contenuti più articolati.
Serve però una regia. Il passaggio tra un canale e l’altro non deve essere percepito come uno scarto, ma come la naturale prosecuzione di un discorso già iniziato.
Un contenuto tecnico spedito via email può essere il pretesto per aprire una discussione su LinkedIn. Una mini-serie di post può anticipare il lancio di una guida, riservata agli iscritti alla mailing list. Un contenuto video può diventare l’elemento centrale di una sequenza automatica, pensata per chi ha mostrato un certo livello di interesse.
Nulla va improvvisato. Ogni movimento deve essere costruito con una logica editoriale e un obiettivo chiaro.
Database e social: lo scambio che funziona
Chi lavora con un database ben organizzato conosce il valore dei dati. Ma quel valore rischia di restare inespresso se non viene messo in relazione con gli strumenti pubblicitari disponibili sui social.
Importare liste email su Facebook o LinkedIn consente di creare pubblici personalizzati, su cui lavorare con contenuti mirati. A partire da queste basi, è possibile costruire pubblici simili, espandendo il messaggio in modo selettivo.
L’elemento decisivo non è la quantità di dati, ma la loro qualità. Liste aggiornate, pulite, ben segmentate sono il punto di partenza per campagne social che non disperdono budget.
Un’azienda può decidere di parlare in modo diverso a clienti attivi, ex clienti, contatti freddi. E può farlo sia via email sia attraverso contenuti sponsorizzati, pensati per ciascun gruppo. È un lavoro sottile, ma quando viene fatto con precisione i risultati arrivano.
Automazioni pensate per seguire i comportamenti
Le piattaforme di marketing automation hanno reso più semplice ciò che un tempo richiedeva settimane di lavoro manuale. Oggi è possibile costruire percorsi automatici che si attivano in base a comportamenti precisi: un clic su un’email, la visione di un video, la compilazione di un modulo, un commento sotto a un post.
Ma la vera differenza la fa chi sa progettare questi percorsi con lucidità. Non bastano i trigger. Servono contenuti pensati per accompagnare l’utente. Serve una sequenza logica, che non interrompa il discorso, che non riparta da zero, che mantenga la coerenza e l’intenzione.
Un utente scarica un white paper? Dopo due giorni riceve una DEM con materiali integrativi. Nel frattempo, sui social, vede un carosello che riprende alcuni concetti della guida e rilancia verso un nuovo contenuto. Ogni passaggio ha senso, ogni messaggio è utile.
Il dato come strumento per aggiustare il tiro
Ogni campagna ben costruita produce dati. Ogni dato, se letto nel modo giusto, restituisce una traccia, un’indicazione, un modo per migliorare.
Il tasso di apertura di una DEM non dice tutto, ma può suggerire che l’oggetto non ha funzionato. Il CTR può rivelare se il contenuto è stato percepito come rilevante. I commenti sotto un post social possono offrire spunti su come cambiare tono o linguaggio.
L’analisi ha senso solo se mette insieme le fonti. Guardare ai dati della DEM senza considerare quelli dei social (e viceversa) è un esercizio sterile. Occorre confrontare i comportamenti, osservare i passaggi, misurare i percorsi reali.
E serve tempo. Perché spesso i risultati non sono immediati. Ma chi sa leggere i numeri, riesce ad anticipare le tendenze. E a prendere decisioni più giuste, anche quando sembrano controintuitive.
Personalizzazione e coerenza: due facce della stessa strategia
Uno degli errori più comuni è pensare che personalizzare significhi chiamare l’utente per nome. In realtà, è una questione di rilevanza.
Un contenuto è personale se arriva nel momento giusto, con le informazioni che servono, usando il tono più adatto. Questo vale per la DEM, e vale allo stesso modo per i social.
La coerenza serve a costruire riconoscibilità. La personalizzazione serve a creare fiducia. Mettere insieme le due cose è il passo successivo.
Chi riesce a mantenere una linea chiara nel tempo, modulando però contenuti e linguaggio in base al destinatario, costruisce relazioni che durano. E lo fa senza alzare il volume, senza forzare il messaggio.
Non basta esserci: serve una logica condivisa
Presidiare i canali digitali richiede metodo. Non serve pubblicare ovunque, tutti i giorni, in modo indistinto. Serve decidere cosa dire, dove dirlo, con quale ritmo e per quale pubblico.
Una DEM settimanale può funzionare, se porta contenuti reali. Un post al giorno può essere utile, se mantiene coerenza con il resto della comunicazione. Ma senza una visione condivisa, ogni contenuto rischia di diventare rumore.
Una redazione, anche minima. Un calendario editoriale che tenga conto delle uscite, dei formati, dei target.
Non si tratta di costruire una macchina perfetta. Basta un sistema che permetta ai contenuti di viaggiare in modo armonico, senza perdere riconoscibilità.
Ultimo pensiero: quando la comunicazione smette di rincorrere e inizia a guidare
Le aziende che sanno integrare DEM e social in modo intelligente non si limitano a inseguire l’attenzione. Costruiscono uno spazio in cui l’utente torna volentieri, sa cosa aspettarsi, trova valore.
E il valore, quando viene offerto con regolarità, diventa riconoscibile. Diventa parte del quotidiano. Diventa affidabile. È lì che la strategia multicanale mostra la sua vera efficacia: non nel clamore, ma nella continuità.
Se vuoi sviluppare una strategia multicanale partendo da un database di email aziendali profilate, contattaci subito!